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Lavorare meno per lavorare tutti e meglio

Lavorare meno per lavorare tutti e meglio

di Ada Tognina, candidata I Verdi e sinistra alternativa - Giovani Verdi

Ecco, direte voi, che tornano alla carica i lazzaroni… Invece no: siamo giovani volenterosi e pieni di energia, i quali però questa energia non vogliono farla assorbire tutta da un mondo del lavoro sempre più competitivo che guarda solo alla resa e ha completamente perso di vista l’essere umano. Un po’ di energia deve avanzare per poterla dedicare alla famiglia, alla vita sociale, al volontariato, alla tutela e alla cura dell’ambiente… insomma al vivere!

Eh sì: ci tocca rivedere anche il vecchio detto; al giorno d’oggi ci sono persone che esistono per lavorare e sempre in minoranza sono quelle che lavorano per vivere. Inutile stare a chiederci come siamo arrivati a questo punto ma chiediamoci: vogliamo continuare così? Vogliamo continuare a semplicemente esistere o ricominciare a vivere?

Lottiamo quindi per favorire un lavoro a tempo parziale ben retribuito e dei turni di lavoro più corti, così da dare spazio a più lavoratrici e lavoratori, i quali, potendo tornare a lavorare per vivere, lo faranno anche con più piacere. Da una svolta del genere non potrebbe che instaurarsi un circolo virtuoso, che avrebbe ricadute positive anche per le aziende: lavoratrici e lavoratori contenti, lavoro di qualità, lavoratrici e lavoratori che riescono ancora ad arrivare in buone condizioni fisico-psichiche all’età di pensionamento, con una conseguente diminuzione dei costi sociali.

Un circolo virtuoso per promuovere il quale siamo disposti a dare tutti noi stessi, insiemi agli altri temi che ci stanno a cuore, per garantire non solo l’esistenza della nostra bistrattata Terra, ma anche che l’Umanità possa vivere ancora per qualche secolo.

Dalla rivoluzione industriale le ore di lavoro sono tendenzialmente diminuite tranne che negli ultimi 20 anni. Oggi, a causa della precarietà, della trasformazione e delle delocalizzazione dei processi di produzione, della flessibilizzazione e del progresso tecnologico, il lavoro diventa sempre più raro e precario. Al contempo, chi ha un impiego deve affrontare ritmi e orari sempre più incalzanti; infatti anche la spesa adibita a casi di burnout, stress e depressione sono aumentati notevolmente.

Il modello delle 45 ore settimanali non è più al passo con i tempi. Per assicurare che tutte e tutti possano avere accesso a un impiego e per favorire la piena occupazione, bisogna ridurre l’orario di lavoro.

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