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Salviamo la nostra biodiversità

Salviamo la nostra biodiversità

Contro una crisi silenziosa, ma paragonabile a quella climatica: creiamo finalmente le basi legali necessarie

Delle candidate e i candidati Verdi e Sinistra alternativa – Giovani Verdi (Deborah Meili, Giulia Petralli, Kevin Simão Ograbek e Ada Tognina)

Sempre più persone stanno acquisendo coscienza della gravità della crisi climatica, della sua urgenza e del fatto che ci restano solo 30 anni per decarbonizzare globalmente le nostre attività. Vi è però una scomoda verità, che è ancora fin troppo sottaciuta. Vi è una crisi paragonabile a quella climatica in gravità: si tratta della crisi della perdita di biodiversità. Secondo gli esperti, infatti, stiamo ormai assistendo alla sesta estinzione di massa. Solo in Svizzera, metà dei 230 habitat è minacciata di estinzione, così come quasi un terzo delle 46’000 specie riconosciute - percentuale nettamente maggiore agli altri paesi OCSE - e una specie su 40 si è già estinta. La biodiversità, ovvero la varietà di organismi viventi – tra cui geni, specie ed ecosistemi - presenti in un determinato ambiente, è importante sia per motivi culturali (come il valore ricreativo e spirituale), che economici basati sull’utilizzo delle risorse genetiche (come ad esempio i medicinali a base di molecole prodotte da piante) che ecologici. Questi ultimi sono servizi di supporto (ad esempio la formazione del suolo e la fotosintesi), ma anche di fornitura (come di cibo, acqua, legno e fibre) e non da ultimo di regolazione, come la stabilizzazione del clima, il riciclo dei rifiuti e la barriera alla diffusione di patogeni e parassiti. Le maggiori cause della sesta estinzione di massa non sono però più imputabili né a piogge meteoritiche né ad attività vulcaniche straordinarie, bensì all’attività umana, quali il cambiamento climatico, la dispersione insediativa e le attività turistiche.

La principale causa della perdita di biodiversità è però da ricercarsi nel sistema agricolo intensivo convenzionale, che fa uso massiccio di pesticidi come rimedio fitosanitario per proteggere le colture e massimizzare il raccolto.I pesticidi - tra cui insetticidi, fungicidi ed erbicidi, agiscono danneggiando o sterminando gli organismi nocivi per le colture (quali infatti insetti, funghi e “erbacce”). Insetti, funghi e piante però non arrecano necessariamente danno alle colture, anzi, possono addirittura essere benefici, ma spesso pure questi organismi vengono danneggiati dai pesticidi. Ad esempio gli insetti che supportano l’agricoltura impollinando, tra cui le api, restano intossicati dagli insetticidi. Ma più in grande, è la biodiversità che viene gravemente danneggiata (in particolare invertebrati, uccelli e anfibi) e di conseguenza i pesticidi, che vengono utilizzati a scopo fitosanitario, agiscono paradossalmente da inibitore di un rimedio fitosanitario naturale e lungimirante: la capacità di una biodiversità funzionale di agire da regolatrice di patogeni. La biodiversità è quindi una sorta di “pesticida” preventivo naturale e a basso costo; questo concetto è parte integrante di un’agricoltura cosiddetta biologica.

Gli effetti negativi dell’utilizzo di pesticidi come metodo fitosanitario non si fermano però alla perdita di biodiversità. I pesticidi si diffondono nel suolo e nelle acque del sottosuolo, inquinandole e minacciando così, oltre agli ecosistemi acquatici, anche la salute pubblica e l’approvvigionamento idrico. In Svizzera i dati sono preoccupanti, l’80% dell’acqua potabile proviene dal sottosuolo e contemporaneamente i limiti legali delle concentrazioni dei pesticidi misurabili e autorizzati sono regolarmente superate in gran parte dei laghi e corsi d’acqua.

Dunque, per ridurre radicalmente l’utilizzo di pesticidi sintetici e incentivare un’agricoltura capace di proteggere anche la biodiversità, recentemente sono state depositate due iniziative popolari, che probabilmente verranno sottoposte al popolo a inizio 2020. Si tratta dell’iniziativa “Acqua potabile pulita e cibo sano” e dell’iniziativa “Per una Svizzera senza pesticidi sintetici”. La prima, che mette in primo piano la necessità di produrre alimenti sani e avere acqua potabile, vuole tra l’altro, incentivare una produzione più sostenibile completando il reddito contadino con pagamenti diretti basati su un’agricoltura che sia esente da pesticidi. Mentre la seconda vuole vietare l’utilizzo di pesticidi sintetici e l’importazione di alimenti prodotti con tali mezzi.

In giugno, entrambe le iniziative sono però state respinte dalle due Camere del Parlamento. Le due iniziative sono state ritenute non necessarie, giudicando le misure previste dal Consiglio federale nel quadro della Politica agricola 2022 e nel Piano d'azione sui prodotti fitosanitari sufficienti; definendole in aggiunta le iniziative come pericolose per la produttività e la competitività dell’agricoltura svizzera. Tuttavia, il Piano d’azione è debole e poco orientato al futuro. In particolare, manca l'obiettivo di sostituire a lungo termine l'agricoltura basata su pesticidi e fertilizzanti chimici-sintetici con sistemi più sostenibili, come quello biologico.

Un’agricoltura senza pesticidi sintetici, biologica, è possibile. Infatti, adopera un concetto più ampio di protezione delle colture, dove l’utilizzo di pesticidi è l’ultimo rimedio utilizzato dopo le misure fitosanitarie preventive basate principalmente sul buon funzionamento della biodiversità. Si tratta di misure quali la scelta delle colture e delle varietà resistenti alle malattie, la rotazione dei campi, la valorizzazione della biodiversità e l’introduzione mirata negli ecosistemi di organismi benefici quali batteri, virus e pesticidi biologici (metodo “Biocontrol”). È vero, tendenzialmente la produttività dell’agricoltura biologica è leggermente minore rispetto alla produttività dei sistemi convenzionali. Però è un sistema che non pregiudica la qualità del territorio, dell’ambiente, del cibo e dell’acqua. Inoltre, è un sistema che anziché danneggiare la biodiversità (e non includendone i costi esterni nel calcolo economico), la supporta garantendo il buon funzionamento degli ecosistemi e dunque un’agricoltura produttiva e lungimirante. I primi movimenti per il biologico sono già sorti negli anni ‘20 proprio in risposta ai primi danni ambientali dovuti all’intensificazione chimico-tecnica dell’agricoltura. Oggi, 100 anni dopo, non si è ancora riusciti ad ottenere il necessario consenso politico per ancorarne i principi, tra cui la protezione e la promozione radicali della biodiversità, in legge.

Effettivamente, alcune questioni concernenti l’iniziativa “Acqua potabile pulita e cibo sano” sono ancora aperte, come la mancata definizione del termine pesticida. Si può altresì ancora dibattere su quale delle due iniziative porti effettivamente i maggiori benefici per la biodiversità e per un futuro vivibile. Nonostante ciò, la Svizzera è uno dei paesi che utilizza più pesticidi e le misure politiche attuali sono insufficienti. Vi è la necessità di agire e finalmente creare le basi legali per diminuire radicalmente l’uso di pesticidi e mitigare così la crisi della perdita dei biodiversità. Agiamo ora per un’agricoltura più sostenibile nel lungo termine, in sintonia con la natura e che non danneggi le nostre basi vitali!

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